venerdì 7 agosto 2009

Anche all'eufemismo c'è un limite

Certo, sapere che non morirò, ma che “passerò a miglior vita” mi consola e, dati anche i tempi barbini che viviamo, quasi mi fa sperare che il passaggio avvenga il più presto possibile.

Il pensiero della morte provoca la madre di tutte le paure, per quanto si possa avere fede nella beatitudine eterna. Prova ne è che per non dire: “è morto”, il ragioniere, dopo un rapido calcolo, afferma: “è passato nel mondo dei più”.

Il chiericume preferisce “tornare alla Casa del Padre”.

L’intellettuale, si sa, non lesina cinismo e per lui “si defunge”.

All’amico caro a cui è morta la moglie, si chiede a voce bassa e tono contristato: come “ è finita” tua moglie? quasi si volesse fargli intendere che una cosa che finisce, può pure ricominciare … si dice che a volte ritornano, e magari l’amico intanto pensa: se ritorna, mi ammazzo io.

Al gestore di pompe funebri conviene usare, pur con scarsi abbellimenti ma non privo di carica affettiva, il termine “il caro estinto”; poiché così fa riferimento non solo al fatto che a lui un morto è caro quanto il 27 del mese all’impiegato statale; ma è caro anche ai congiunti per il costo salato del funerale.

Chi dice: il nonno “non è più tra noi” fa intendere che ce lo aveva sulle palle il vecchietto e, come ultima ingiuria, sembra lanciargli la velata accusa di tradimento, come se, non essendo più tra noi, è tra altri, e magari è passato al nemico.

E quando si usa la locuzione: “non è più di questo mondo”? Ebbene, si vuole ipotizzare la possibilità che no, non è morto, ma si è dato alla cosmonautica ed è partito con un razzo Apollo 47 ( 47 morto che parte) per un altro pianeta.

Quante se ne inventano per non dire “è morto”!

La corrente letteraria, che qui voglio denominare Eufemismo, con pari dignità rispetto al Romanticismo o al Verismo, ha prodotto opere d’arte come “operatore ecologico” invece di spazzino o netturbino; “collaboratrice domestica” invece di serva; “non vedente” invece di cieco; non udente invece di sordo e tante altre perle che testimoniano il dominio incontrastato di madonna Ipocrisia nella nostra era.

Sarà che forse un cieco o un sordo avrebbe maggior diritto di assistenza da parte degli organi statali di un non vedente o un non udente? Certo, siamo in periodo di crisi e lo Stato deve pure attuare una politica del risparmio, e sarà che un paralitico costa allo Stato molto più di un “non deambulante”. Mah?!

Ma il capolavoro eufemistico lo ha creato colui che per non dire deficiente o disabile ha coniato la locuzione “diversamente abile”. Ebbene a questo io darei, non dico il Nobel, ma almeno un tapiro d’oro, da parte di Striscia la notizia … no, non glielo farei mancare.

Per lui Brunetta è “diversamente alto”, Berlusconi è “diversamente capellone” e Borghezio è “diversamente antifascista”.

Quanto mi piacerebbe sapere il nome e il casato di tanta genialità!

Mio cognato Gerardo ormai si era rassegnato alla sua condizione di deficiente, diciamo che se ne era fatto una ragione; ma da quando ha saputo che non è deficiente, ma è “diversamente abile”, si sente un superuomo, come se gli avessero dato una laurea. Da allora non fa altro che tentare mille imprese, per ora ancora tutte fallimentari. Alla mia domanda in merito al suo frenetico sfaccendare, mi ha risposto:

“ Sto cercando di capire in che cosa sono abile”.

Come si vede, nonostante la laurea, rimane sempre un deficiente!

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